

220. Sinistra e destra.

Da: M. Veneziani, Sinistra e destra. Risposta a Norberto Bobbio,
Vallecchi, Firenze, 1995.

Nel 1994 il filosofo Norberto Bobbio, uno dei pi autorevoli
protagonisti del dibattito politico e culturale in Italia nel
corso degli ultimi decenni del Novecento, pubblic un breve saggio
nel quale affrontava la questione della distinzione fra destra e
sinistra, che, dati i profondi mutamenti politici verificatisi a
livello nazionale e mondiale, era da pi parti contestata. Dopo
aver analizzato le ragioni dei contestatori, egli evidenzia come
le due tradizionali parole chiave del linguaggio politico italiano
continuino ad essere usate ed afferma che il nodo della questione
non  la validit o meno della distinzione, ma i criteri in base
ai quali essa viene operata. A tale proposito Bobbio sostiene che
ci che contraddistingue gli appartenenti ai due opposti
schieramenti  il diverso atteggiamento nei confronti dell'idea di
eguaglianza: la sinistra attribuisce maggiore importanza a ci che
rende gli uomini eguali e ai modi di attenuare i fattori di
diseguaglianza; la destra ritiene che le diseguaglianze siano
ineliminabili e che, per una buona convivenza, ci che rende
diversi sia pi utile di ci che accomuna. Nel vivace dibattito
suscitato dal saggio di Bobbio intervenne Marcello Veneziani, un
intellettuale di destra autore di varie pubblicazioni sulla vita
politica italiana, con un saggio intitolato Sinistra e destra. Di
quell'opera riproduciamo qui alcuni passi, in cui Veneziani, dopo
aver evidenziato come la tradizionale distinzione fra destra e
sinistra abbia perso notevolmente di senso, contesta la tesi di
Bobbio secondo cui il criterio di distinzione fra i due opposti
schieramenti sarebbe il diverso atteggiamento rispetto all'idea di
eguaglianza.


Mentre nasce - piuttosto male, in verit - il bipolarismo in
Italia, sull'onda di un maggioritario spurio, impallidisce e si
confonde la distinzione tra destra e sinistra. Strano, perch
dovrebbe accadere il contrario. Il fenomeno, in realt,  pi
complesso e pu essere distinto in due flussi in senso inverso: da
una parte c' la grande sfasatura ideologica tra politica e
cultura, con la politica che si aggrappa, almeno
nominalisticamente, alle categorie di destra e di sinistra, mentre
la cultura sembra piuttosto optare per un attraversamento e un
interscambio tra temi, autori e valori di destra e sinistra.
Dall'altra parte c' la grande sfasatura pragmatica tra politica e
societ civile, con la politica che si mimetizza al centro,
riesumando anche tentazioni consociative, mentre i luoghi cruciali
della vita sociale, a cominciare dall'informazione e da alcuni
poteri forti, tendono a essere colonizzati e militarizzati
attraverso il rigido spartiacque bipolare. E chi non intende
indossare la divisa di uno dei due schieramenti, peggio per lui.
Cos, in questa forma ibrida di maggioritario corrotto dal
centrismo, si rischia di coniugare il peggio di entrambi i
sistemi, quello bipolare fondato sul maggioritario e quello
consociativo prosperato col sistema proporzionale. E si ottiene
questo duplice negativo risultato: da una parte una nuova forma di
palude consociativa, laddove sarebbe auspicabile la differenza ed
anche il conflitto sul piano delle idee, dei contenuti e dei
programmi contrapposti; e dall'altra parte una nuova forma di
barriera manichea, laddove  auspicabile la zona franca, in cui
siano possibili gli scambi, gli attraversamenti e i superamenti
rispetto alla rigida divisione bipolare.
Insomma, il sistema maggioritario tende a valorizzare la
polarizzazione tra destra e sinistra, creando effetti a cascata
anche sul piano civile e culturale. Viceversa l'indebolimento
culturale delle categorie di destra e di sinistra, gi
intrinsecamente fragili e depotenziate anche a causa della diffusa
deideologizzazione, contagia all'inverso la politica e la fa
sprofondare nel politicantismo. Due spinte opposte che si
intrecciano e creano una desolante Babele.
In compenso la nuova stagione politica ha prodotto due risultati
positivi: la reciproca legittimazione, seppur tentennante e
infarcita di regressioni nostalgiche, tra ex-fascisti ed ex-
comunisti; e la riammissione, seppure carica di riserve e di salti
indietro, della destra al tavolo della democrazia. Che in tal modo
non  pi un tavolo zoppo.
C' poi da fare i conti con una inversione dei ruoli tra destra e
sinistra sempre pi netta e significativa: la destra tende sempre
pi ad assumere connotati populistici, di democrazia diretta,
partecipativa e plebiscitaria, rischiando una deriva demagogica e
antiliberale; laddove la sinistra tende sempre pi ad assumere i
tratti di una linea elitaria e conservatrice, diffidente della
democrazia partecipativa, pi aperta alle minoranze illuminate,
rischiando una deriva oligarchica e antidemocratica. Questa
tendenza ha anche un preciso riscontro sociologico: non c' pi un
pur generico e vago riferimento di classe: destra e sinistra hanno
bacini elettorali intercambiabili, se non addirittura invertiti
rispetto alle rispettive aree di radicamento, con una componente
elitaria, borghese e intellettuale sempre pi accentuata a
sinistra, ed una componente proletaria, popolare e borgatara
sempre pi visibile a destra. [...].
Destra e sinistra come le ha descritte e classificate Norberto
Bobbio nel suo fortunato pamphlet [si riferisce al saggio  di
Bobbio, intitolato Destra e sinistra, pubblicato nel 1994], forse
non sono mai esistite; certo non esistono pi adesso.
[...].
Bobbio sostiene che i due schieramenti scesi in  campo dal '94 si
proclamano rispettivamente di destra e di sinistra e all'interno
di queste due bandiere si apprestano a lottare accanitamente l'uno
contro l'altro. Il punto di partenza  inesatto: la maggior parte
delle forze che composero e quelle che attualmente compongono il
polo delle libert, non si definiscono affatto di destra e non
intendono lottare all'insegna della bandiera destrorsa. [...].
Successivamente, nell'inventario delle forze che non si possono
collocare n a destra n a sinistra, Bobbio omette presenze
politiche, civili e culturali tutt'altro che secondarie. Il
federalismo, o il localismo,  di destra o di sinistra? Bobbio
continua a dare per scontato che il leghismo sia un fenomeno di
destra. E poi le contrapposizioni - non considerate da Bobbio -
tra utilitaristi e antiutilitaristi, tra comunitari e
individualisti, tra elitisti e populisti, rimarcano una
distinzione tra destra e sinistra o piuttosto le attraversano? E
temi come il primato dell'ambiente, il nucleare, la manipolazione
genetica, l'occidentalismo e il terzomondismo, ideologie come il
liberalismo, sono da collocare a destra o a sinistra? [...].
Semplicistica appare poi la tesi secondo cui la destra  per la
gerarchia e la sinistra  per l'eguaglianza. Una tesi che
peraltro trascura il montante populismo e peronismo diffuso nella
destra e viceversa l'elitarismo diffuso nella sinistra.
Se rileggiamo l'alternativa posta da Bobbio tra gerarchia e
uguaglianza con le griglie imposte dal nostro tempo, ritroviamo
una nuova dicotomia che sostituisce la precedente e ne sposta i
confini:  l'opposizione tra differenza e uniformit, tra la
difesa dei diritti dei popoli alla propria specificit e
l'omologazione mondiale. E in questa dicotomia c' una notevole
contiguit tra la nuova destra e la nuova sinistra, coalizzate o
perlomeno contigue contro il Grande Centro omologatore.
[...].
Ma Bobbio ritiene che il criterio rilevante per distinguere la
destra e la sinistra resti il diverso atteggiamento rispetto
all'uguaglianza. Cos come il criterio rilevante per distinguere
in entrambi i poli l'ala moderata da quella estremista,  per
Bobbio il diverso atteggiamento rispetto alla libert. Cos in
base al suo schema, all'estrema sinistra starebbero i movimenti
egualitari e autoritari come il giacobinismo (strano silenzio sul
comunismo, che in tutto il libro  considerato poco, quasi un
incidente di percorso, comunque altro rispetto alla sinistra). Al
centro-sinistra ci sarebbero i socialisti liberali, ovvero i
movimenti egualitari e libertari; al centro-destra invece i
movimenti libertari e inegualitari (come i partiti conservatori);
e infine all'estrema destra gli antiliberali e antiegualitari come
il nazifascismo [...]. Lo schema appare piuttosto fragile: il
comunismo e il socialismo non vengono menzionati, il fascismo
viene sbrigativamente collocato con il nazismo all'estrema destra,
i cattolici non sono da nessuna parte. Ed esulano dallo schema di
Bobbio anche realt, movimenti e idee del presente. Ad esempio la
nuova sinistra postcomunista e la nuova destra postfascista si
dichiarano genericamente liberali, ma non si possono definire n
egualitarie n inegualitarie: se l'asse portante del suo teorema 
l'uguaglianza, dove collocarle? Al centro o in quale mitico
Altrove?.
Del resto sono ormai pochi a contestare il valore universale
dell'uguaglianza e sono altres in pochi a caricarlo di quei
contenuti salvifici e comunque radicali, presenti nel vecchio
egualitarismo.
Un autore seguito dalla nuova sinistra liberale, come Ralph
Dahrendorf, ha in pi occasioni ripreso la tesi kantiana [dal
filosofo tedesco Immanuel Kant, vissuto dal 1724 al 1804] della
diseguaglianza come fonte benefica del dinamismo sociale,
limitando l'istanza egualitaria al diritto di avere parit di
chances in partenza.
